venerdì 21 giugno 2013

Biscottino della fortuna Janeco




Nome: Biscottino portafortuna
Marca: Janeco
Quantità: un biscottino per pacchetto
Kcal: N.D.
Provenienza: Unione Europea
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Firenze di notte è un posto stupendo: tutti quegli edifici e quei monumenti che di giorno vengono svalutati alla vista da orde di turisti chiassosi il cui scopo primo è impedirti di scattare una foto, sono a piena disposizione di chi non si è già ritirato in albergo o in bar al calar delle tenebre.
Perché in un posto del genere parti con l'intenzione di andare a bere qualche schifezza in sovrapprezzo in un pub e ti ritrovi a comprare una birra al minimarket per poi consumare tutta una memory card con immagini di statue ed edifici di un tempo che fu. E pure i turisti stranieri di notte abbandonano qualsiasi pretesa di far bordello, in favore di un più consono silenzio. Tra i turisti solo una categoria non mi da sui nervi, e lascio a voi immaginare quale. Se mi avete seguito fin qui, mi conoscete abbastanza bene per sapere anche i miei gusti in fatto di donne.





La sgangherata compagine di Rifondazione dovrebbe imparare da questo video a tirar su una campagna elettorale.

Comunque, alla fin fine ho dato una chance a quel negozietto di sushi-kebab, e non me ne pento assolutamente. Dentro infatti ci sta quella che sembra essere una giapponese...
"Li mortacci, ma so tutte ug..."
"Ruhe!"
dicevo, una giapponese che avrà già superato almeno i 45, credo, ed è lei a preparare le pietanze che sono in vendita in quel buco stesso. Visto che di domenica è quasi tutto chiuso e quello che è aperto costa un rene, ho deciso di comprare degli spaghetti li (a sua detta tale pietanza è chiamata yakisoba nella terra dei mecha e delle scolarette). Tali yakisoba, con mia grande sorpresa, si sono rivelati ottimi.
Quello che mi ha colpito di più è stata però la gentilezza della commerciante, quasi orgogliosa nello spiegare con cosa condiva la pietanza e come essa era stata eseguita. Il tutto sommato al fatto che nonostante l'età, lei sia ancora una donna carina. O lei è carina o io sono un farfallone, ai posteri.
Fatto sta che sono tornato pure di sera nello stesso posto per acquistare un biscottino della fortuna. Subito lei si è preoccupata di chiedermi se mi erano piaciuti gli spaghetti. Il preoccuparsi della soddisfazione del cliente anzichè della sua moneta e basta è un valore aggiunto di questi tempi.
Per un po', o almeno per qualche ora, questa donnina non molto alta mi darà modo di non perdere del tutto la fiducia nell'umana specie.
Ringraziatela.

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L'involucro è molto orientale, sia nei colori rosso ed oro che nell'iconografia: oltre a degli ideogrammi cinesi di cui ignoro il significato, un drago nero si riposa nella parte inferiore del pacchettino.
"L'è rosso"
"Quindi?"
" 'Un fidatte, quella robba c'ha dentro er comunismo"
"Il comunismo?"
"Essi, l'è rosso, come 'e bbandiere de' comucosi"
"Ma è un biscotto"
"T'ho detto no fidatte, che poi va a finì che ti iscrivi ar PD"
"Che l'è comunista il PD?"
"Boh, che ne saccio io. So' a sinistra, so' rossi, che er diavolo gli pijasse tutti!"
"Mai pensato di iscriverti ad Oxford?"
"Uh?"
"Niente, taci e lascia stare."




                           



Il biscotto presenta una forma a raviolo cinese, ed una tonalità di colore non troppo scura, tipica dei biscotti cotti a misura giusta. I rimandi alla cultura d'origine sono per l'appunto molto evidenti, anche se il prodotto è stato fatto e confezionato nella nostra cara Unione Europea.
"So' comunisti pure li?"
"No, direi di no."
"Uh."
Al gusto il biscotto si rivela croccante e fragrante, ma pressochè insipido. Il sapore del biscotto è infatti un misto tra la particola, ovvero il tipico gusto di cartone, ed il nulla cosmico. Masticandolo lentamente e rimestandolo in bocca a mo' di ruminante si possono però trovare delle flebili note di frumento, ovvero il cereale di cui sto benedetto...
"So senzaddio, l'è maledetto."
"Taci."
...biscotto sembra esser fatto a giudicare dalle scritte presenti sul retro della confezione. Retro che è dorato, aggiungo.
La scritta sul retro recita precisamente così:

"Biscott di frumento con un biglietto a'll interno di da togliere prima di di consumarsi"
Ed è certamente un capolavoro della grammatica italiana e dell'ovvietà, un grido di ribellione verso i canoni preconcettuali imposti dalla lobby della Crusca, a cui proprio il frumento, ben più nobile, da uno schiaffo in faccia.
O più semplicemente è un tale obbrobrio che potrebbe pure ricevere il plauso di qualche finto acculturato spiaggiato alla Biennale. E li di finti acculturati tra artisti, critici e visitatori ce ne sono da riempire uno stormo di aerei cargo.


Se proprio volete saperlo, sul mio bigliettino c'era scritto:

"Tu sei un uomo molto casalingo e la tua famiglia viene al primo posto".
Non ho ancora capito se ciò fosse un velato insulto al mio attaccamento alla postazione PC o un elogio alla fidelitas verso la mia consorte.
Propendo verso la seconda grazie all'innata simpatia/gigioneggiamento che provo verso la carinissima negoziante.

Voto:      

venerdì 14 giugno 2013

Latte al melone Pokka


Nome: Melon Milk
Marca: Pokka
Quantità: 240ml
Kcal: 125
Provenienza: Singapore
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Saranno quindici ore che non mangio qualcosa, e mi aggiro stordito per Firenze alla ricerca di un bar o di un qualunque buco dove poter ingollare qualcosa a prezzi umani. Dopo aver caracollato per negozietti di alimentari gestiti da loschi pakistani e bar le cui insegne chic mi davano del plebeo, riesco ad imbucarmi in una panetteria locale. Alzo lo sguardo, e mi trovo davanti due stangone che mi sorridono.
Una delle due stangone è bionda ed ha una treccia che le ricade sulla spalla. Mi chiede cosa voglio con quell'accento che c'hanno solo le toscane. Quell'accento che la mia alabarda accoglie con un perentorio saluto romano, tipo l'Hitlerjugend quando il capoccia andava a vederli.
O tipo Paolo Sizzi quando si trova di fronte ad una telecamera.

Esco dal locale dopo aver conquistato una focaccia, con lo spadone che fa ancora "Sieg Heil!", e dirigendomi verso il mio albergo noto un misterioso negozietto. Entrato, mi accorgo della combo costituita da quei 5 metri quadri: kebab, commessa asiatica e la pretesa che riso e gamberetti siano spacciabili per sushi. Spettacolare. Guardo l'assortimento di alimenti che ha sullo scaffale, mi segno almeno 3 cose da comprare che potrebbero seriamente intossicare me e i miei sodali, e fisso lo sguardo su una lattina che mi propone un accostamento di latte e melone.
Il pensiero che se tale prodotto è guasto morirò da solo in una squallida stanza d'albergo non mi sfiora minimamente, e procedo all'acquisto.
La commessa mi esorta a comprare pure uno dei suoi piatti ma rifiuto.
"Oh, ma forse è bbono"
"No, guarda, non lo è, lo vedi anche tu no?"
"E che ne sai te, magari alla fine er susho c'è."
"Il che?"
"Er susho."
"Ma quella meretrice di tua sorella, non lo vedi che è solo riso con du' gamberetti e del prezzemolo?"
"Amboh, magari è susho platonico."
"Magari."
Vado via prima che il masochismo mi colga e ritorno alla mia lugubre dimora temporanea, che sto giro è davvero lugubre e sciatta. Cercarsi di scopare una turista in un posto come questo sarebbe come tentare di rimorchiare a St.Tropez con il pandino.

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Partiamo con il dire che la lattina è molto bella e curata, a partire dalla rappresentazione dei meloni che fa molto retrò e ricorda i prodotti della Foco. Pure le montagne e la mucca servono a far sembrare tutto più credibile agli occhi del potenziale acquirente occidentale (o arabo, visto che uno dei lati della latina è scritto appunto in arabo). Il prodotto quindi forse era stato progettato per arrivare ad un pubblico con il gladio più lungo di 10 cm, ma la missione si è rivelata un triste fallimento.
Apro la lattina e da subito avverto un forte aroma di melone. A tutti qui piace il melone, no?


Dopo aver ascoltato in religioso silenzio (a.k.a. statti zitto) il saggio bardo veneto, procediamo.

Il colore della bevanda è verde pisello, il che stupisce non poco in quanto la polpa del melone è di norma arancione. Procedo quindi all'assaggio di quella che temo sia vellutata di piselli, ed incontro subito una consistenza paragonabile a quella del latte. Il gusto del latte però manca quasi del tutto, sovrastato da intensissime note di melone. E come tutti voi dovreste già aver imparato, il melone è cosa buona e giusta.

Nel complesso la bevanda è dolce, rinfrescante e molto saporita. Il tutto è impreziosito dal design della lattina, che come ho già detto è abbastanza pulito, luminoso e di classe. 


Voto:    

giovedì 6 giugno 2013

Succo di Papaya Rubicon






Nome: Papaya juice drink
Marca: Rubicon
Quantità: 1lt
Kcal: 46kcal per 100ml
Provenienza: Inghilterra
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Avete presente quella bella compagna di classe delle medie? Si, quella altina, coi capelli castani. Quella che veniva a scuola in Mercedes, perchè il padre lavorava alla Ca' Negra Inc. , famosa ditta specializzata nella manifattura di goldoni di dubbia qualità? No, quest'ultimo particolare probabilmente non ve lo ricorderete, perchè a voi, figlio di operai, lei avrà sempre detto che il padre era un importante diplomatico al momento impiegato in una missione nell'Impero Ottomano.
E ora ditemi, cosa capite da questo? Che le ragazzine delle medie più altoborghesi sono più svettano per ignoranza in storia.

"Ao, s'ha dda fare 'a lotta 'e classe!"
"No, per carità di Dio, sta zitto"
"Ao, er Mercedes!"
"Eh?"
"Mercedes."





Ora che avete avuto un po' di tette color caramello e qualche personaggio che gradirei vedere a Sing Sing, riprendiamo la nostra storia.
Ecco, volevo dire, il punto è che questa ragazzina, in cui tutti voi vi sarete imbattuti perchè quelle come lei le clonano tipo la INGEN coi Velociraptor, era essenzialmente una troietta acida.
Acida e superba nel guardare voi, figli di gente che probabilmente aveva passato la vita a votare PCI e a smazzare in fabbrica mentre sua madre veniva sbattuta sul tavolo da biliardo da Mumbasa il giardiniere, e suo padre arrossava chiappe minorenni in Bulgaria. E proprio con suo padre dovete prendervela, se ora avete 9 cugini di primo grado e 34 di secondo. Con suo padre, e il lattice pezzente che usava per confezionare i suoi prodotti.
Però erano tinti d'oro con le stelline eh, mica cazzi.
Disse quel cretino di vostro zio Adalberto, tenendo in braccio il suo quinto figlio.


  

Scordiamoci delle ragazzine altoborghesi per un po', e parliamo invece di questo succo di papaya Rubicon.

Il packaging è impeccabile, bello davvero, come tutti quelli della linea Rubicon. Essendo un prodotto occidentale, c'è una certa cura nel far risultare il tutto invitante e sgargiante, ed è ben gradita, visto che il risultato non affonda tragicamente nel mare del kitsch.

Il succo ha una tonalità arancione scuro, e presenta una certa consistenza a contatto col cavo orale. L'odore è intenso e vagamente ricorda i vari succhi ai gusti "tropical", "exotic" eccetera, Probabilmente la papaya è ficcata pure li, alla cazzo di cane, tra una rotella di ananas ed un pezzo di mango.
Il sapore è però acido, acido come una dozzina di ragazzine viziate i cui padri dirigono dubbie aziende. Proprio questa acidità va a rovinare le buone impressioni date dal packaging, soprattutto per la spiacevole sensazione di proiettile nello stomaco che vi darà tale bevanda dopo circa un minuto dall'ingestione.

In conclusione: se vi piacciono le cose acide prendetelo pure, scommetto che in giro per il mondo ci sarà anche una decina di papaya fan club o fiere della papaya, e credo ci sia anche gente che usa i prodotti Rubicon per fare sfiziosi giochini erotici col partner, ma a me sta cosa ha fatto solo venire acidità di stomaco.

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Voto:      












sabato 25 maggio 2013

Noodles al sapore di pollo "Hobe Express"




Nome: Hobe Express
Marca: Marikina Food Corporation
Quantità: 52g
Kcal: 60
Provenienza: Filippine
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Esco velocemente dalla stazione, che sono già in ritardo e a Trenitalia lo stakanovismo sta dentro un sacco nero in cella frigorifera, e viene tirato fuori solo per essere sodomizzato da Lupi e da tutta l'allegra brigata del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, detto anche ministero della fuffa e degli scioperi

(No, il video di Frankenstein Junior non ve lo metto, vi beccate questo).
Dicevo, sono già in ritardo, cerco di camminare veloce sotto il solito deprimente cielo grigio, alzo lo sguardo e mi impatto in un autobus delle forze dell'ordine con dentro dei carcerati. Loro guardano i passanti, noi guardiamo loro. Hic sunt peones.
Mi domando se li stiano portando in gita, e mi sorprendo a pensare a dove potrebbero portare in cita dei galeotti.
"Eh, li porteranno a vedere qualcosa di costruttivo, no?"
"Un cantiere?"
"Col cazzo, poi si inculano gli attrezzi ed evadono."
"Una fabbrica?"
"Ma sei coglione o tua madre t'ha fatto cadere troppo spesso da piccolo?"
"Boh, una scuola?"
"Eh, si inculano le forbici"
"Cazzo ne so io, uno zoo?"
"Guarda che si inculano pure i leoni"
"Dove minchia lo nascondi un leone?"
"No, non hai capito."




Cercate pure voi "gay lion" su google immagini, e capirete il perchè il furry è cosa antiestetica e degradante e l'impellente bisogno di mandare tutto il furry fandom in una colonia penale nell'oceano pacifico.
L'Indonesia ha tante isole, credo gliene freghi niente se ne rubiamo una, per la gloria del nostro imperialismo annacquato con tanta, troppa birra teutonica da 70 cent.
Solchiamo i mari come il VOC, ma con la tempra degli olandesi odierni.

 
O compriamo per 5 euri un'isolotto a Maidland, che con 5 euri ci campa un mese.
"Maidenland?"
"No, vacci tu nelle Falklands, che noi ce ne andiamo nelle Filippine"
Ah, le Filippine, dove le camerierine crescono rigogliose sugli alberi del traffico umano e dello sfruttamento minorile. Si, ho deciso, nelle Filippine istituirò la mia colonia penale: un isolotto dimenticato da dio e soprattutto dalla pseudo-estinta polizia filippina, risaie, qualche baracca ed un arco che sovrasta il molo con su scritto "Hic sunt peones" in caratteri rossi.
E voi, filate a lavorare, che se no vi mando al meeting dei born again.
"Born che?"
"Lascia stare, certe cose è meglio non saperle"
"Ma cristo..."
"Eh, si, proprio lui, colpa sua. Sua, e degli americani."
"Guarda che ti vengono a prendere."
"Se, tanto son così grassi che..."
*dlin dlon*



 


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E proprio dalle Filippine vengono questi noodles al sapore di pollo, venduti al prezzo di accattonaggio di ben 35 centesimi. Confesso di non aver ancora capito di cosa cazzo son fatti sti benedetti spaghetti, probabilmente di riso e di amido di mais, o almeno questo c'era scritto sulla confezione. Confezione non malvagia ed abbastanza colorata, se devo dire la verità. Un bel design per essere un prodotto del sud est asiatico. Dentro il pacchettino, oltre agli spaghetti secchi, si trova una bustina di olio ed una di condimento. Il condimento è praticamente dado che all'olfatto sembra mangime, ma che si rivela poi più o meno edibile.
Notate bene: sto dado sembra sia fatto con carne halal, cioè macellata secondo la tradizione islamica.
Non preoccupatevi quindi se, per un'oretta buona dall'assunzione del prodotto nutrirete forti sentimenti antiamericani, che possono sfociare in bandiere bruciate e ciccioni accoltellati.
Una volta cotta e condita con olio e condimento, la pietanza assume un gusto che sa solo leggermente di pollo, ma è tutto sommato più che dignitosa. Più che altro sa di dado, che a dispetto dell'odore non fa schifo.
Nelle istruzioni c'era pure scritto di metterci qualche condimento aggiuntivo, tipo che ne so, uova, verdure, carne, cotone, camerierine, bibbie, direttamente Manila e il suo traffico che al confronto Napoli sembra Ginevra.
Ma, come potete immaginare, col cazzo che vado a tagliare ortaggi o a cuocere uova per dei cazzo di noodles da 35 cent.
Mi sa che dovrò proprio arruolare una carinissima camerierina filippina.

Di seguito le istruzioni, che me le sono annotate e adesso le subite passivamente pure voi da bravi vendolotti:

Far bollire 1 e 1/2 pentola d'acqua, poi versarci gli spaghetti e cuocere per 3 minuti.Scolare e mettere olio e condimento sui noodles. Infine mescolare il tutto (abbastanza a lungo, dico io). Se si vuole metterci anche dei condimenti aggiuntivi (contaci).

Voto:      


     
















sabato 18 maggio 2013

Coconut milk drink Foco


Nome: Coconut milk drink
Marca: Foco
Quantità: 350 ml
Kcal: 58
Provenienza: Thailandia
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Cammino sotto un cielo che per una volta tanto ha deciso di darsi una mano d'azzurro, rimirando il viavai di gente poco raccomandabile. Cammino, solo per ritrovarmi tra i soliti quattro edifici decadenti, ormai affittati alle imprese più strambe, quali "Call center Romania" o "Wing Shan abbigliamento" o il sempreverde "Kebab Aziz". Se nel primo rischi un significativo apporto di ferro al tuo organismo, gentilmente offerto dalla casa e nel terzo rischi di venir morso da un fattone mannaro, nel secondo rischi solo di far imbronciare la commessina, la quale sta cercando da ore di propinarti mezzo inventario a "soli 15 eulo" perchè secondo la testina, quello sarebbe un "affale". Dio, se le amo.
Ah, ho già detto che c'è il sole?  





Entro nel solito luogo ameno, e prendo a girovagare per le corsie, tanto ne ho di tempo da perdere, per conquistare la Polonia c'è ancora tempo. Per conquistare la commessa ce n'è ancora di più: un limite tendente a +∞, limite che la sua impossibilità di parlare la mia lingua fa tendere verso un drastico 0. Di quelli zeri che è già un "affale" se non tendono a 0 -.
Continuo a vagabondare imperterrito tra gli scaffali, finchè non mi trovo dinnanzi ad una lattina nera che recita "Coconut milk drink". Spinto da buoni ricordi riguardo a tale bevanda, non esito all'acquisto.   

Molti penseranno che il latte di cocco ha quel fascino, quel non so che di coloniale, come ad esempio una mulatta che sugge appassionatamente il vostro uccello su una spiaggia bianchissima. Ecco. 
Voi siete i peones che vanno a Bali e vengono sgamati con una 13enne. A Bangkok invece no, state tranquilli: al re frega 'na sega di voi e delle vostre puttanelle. Forse. 

"Bali delenda est"
"Ao, ma dopo la pausa, che c'ho ffame"
"Whatever" 
"Scassamo pure quella, no 'tte preoccupare, ma io ora c'ho ffame" 
 
In realtà, miei sodali, il latte di cocco è capacissimo di far schifo.


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Apro la lattina, e l'odore non è per niente sgradevole, quindi non esito a versarne il contenuto nel mio orribile bicchiere. 
In un primo momento si avverte un gusto dolciastro, il quale è piacevole per i primi tre minuti, ma diviene  fottutamente stucchevole per la restante mezz'ora. Ah, la Thailandia! È come quando sei ubriaco marcio nel peggior bordello del Regno, e scopri troppo tardi che il troione da battaglia che ti sei accaparrato in realtà possiede una picca che farebbe impallidire pure un landsknecht. 
Io mi prendo il latte, poi voi fate come cazzo vi pare. 
Il lato negativo è che questo sapore stucchevole dura una buona mezz'ora, perchè col cazzo che in 10 minuti riuscite a finire una lattina da 350 ml. Trecentocinquanta. 
La cosa che inquieta di più riguardo a questa bevanda prodotta in quale oscura località del Siam, è il chiaro retrogusto di mandorle amare. Per un momento sospetto che la commessa abbia tentato di avvelenarmi, in uno slancio di carità cristiana. 
"Ao, t'ho detto che so senzaddio!" 
"Taci, miserabile."

 "Uh."
 In conclusione: il latte di cocco Foco non vi ucciderà di certo, ma in compenso è così dolciastro da farvi venire la nausea.


Voto:      



 








mercoledì 1 maggio 2013

Nettare di guava Best


Nome: nettare di guava (Nectare de goyave)
Marca: Best
Quantità: 250 ml
Kcal: 170
Provenienza: Egitto
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Cazzeggio in giro senza uno scopo valido, solo per il gusto di perdere tempo che potrebbe essere impiegato in un'altra nobile arte: fare niente. O in alternativa scommettere sulle cinesine che corrono in stazione, loro contro i 20 kg di valigia che traballa dietro a loro su due instabili rotelline in pvc. Una corsa tanto impari, ma proprio per questo divertente.
"Cazzo corri, che tanto Trenitalia è in ritardo cronico?"
"Da quando?"
"Da quando non c'è più lui, no? "
"Chi?"
"Lui."
"Mao?"
Forse."
Con Mao i treni arrivavano in orario, o proprio non arrivavano. Tipo nel Gobi, perchè oh, aria, le cattedrali nel deserto costruitele voi sporchi occidentali che noi dobbiamo fare la rivoluzione.
"Civile?" chiede una strana bagascia mezza donna e mezza canna fuoriuscita dal centro sociale.
"Vaffanculo."

Mi incammino a cercare qualcosa di cui cibarmi, e viro verso il quartiere etnico con la stessa lenta determinazione di un panzer spedito verso Varsavia. E come a Varsavia, piove.



 


Trovo un negozietto preso d'assalto da nigeriane urlanti, ma sempre e comunque gestito dalla protocugina di Mao. Poco male, penso. Poteva andare peggio, penso. Per esempio avrebbero potuto gestirlo le nigeriane.
Tutte insieme. Contemporaneamente.

Giro catatonicamente cercando di incrociare gli occhi con la cinesina che gira a mettere apposto la roba, le chiedo qualcosa, lei dice che non lo sa. Sospetto che non sappia neanche il suo nome di battesimo -
"Aò, ma che sei scemo, so' comunisti, so senzaddio"
"Che?"
"Aò, so' senzaddio"
 "Bravo, ora torna a votare Casapound"
 "Casache?"
 "Ma levati dal cazzo" -

Torno a rimirare gli scaffali, e mi imbatto in questa lattina, scritta in francese. "Nectar de goyave". La risposta all'arcano mistero del "Che stracazzo è la goyave?" si risolve ben presto, quando, rigirandomi la lattina nelle mani leggo "Nettare di guava".
"Nettare?"
"Succo."
"Ma c'è scritto nettare"
"No, tranquillo, non è colpa tua, è colpa dei francesi"
"Enno, è colpa degli egizi"
"Che?"
"Gira la lattina."
Giro la lattina, e ci trovo scritto "Made in Egypt".
Ora, siamo sinceri, i prodotti venduti in codesti negozi sono equosolidali quanto una secchiata di acido in faccia ad un bambino del Burkina Faso, ma preferirei devolvere i miei soldi al cartello del turismo sessuale thailandese piuttosto di donarli agli estremisti islamici.
"Ma si, so' solo 85 centesimi, cazzo vuoi che ci comprino?"
"'Na frusta?"
"E i thailandesi?"
"Un frustino."
"Daje."

E così compro il prezioso nettare inscatolato da Ahmed durante la primavera araba, e prendo il treno in ritardo per tornarmene da dove sono venuto. Anche questa volta le cinesine hanno vinto.

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Apro la lattina, che come tutte le lattine bislacche si apre al contrario, ossia tirando la spoletta verso di te. Si lascia aprire, non esplode. Bene.
Con mio stupore, il succo è bianco: me lo ricordavo rosa. O almeno, l'ultima volta che l'avevo bevuto era rosa. Vado su Google e scopro che il guava è pure bianco, come quello stampato sulla lattina. Forse l'avevo già notato, ma la speranza che fosse rosa era dura a morire.
Il rosa di per se è un colore allegro, almeno finchè Vendola non entra quatto quatto e ti sussurra all'orecchio "O i diritti, o il culo". A quel punto la magica sostanza chimica omofobina trasforma il rosa in rosso. Che poi noi non siamo omofobi, beninteso, ci fa solo schifo l'elettorato di SEL.
E l'odore di questo succo è stucchevole quasi quanto il diversamente etero sopra riportato. Ma di per se non è un profumo malvagio, anzi, riporta alla mente bei ricordi, tipo di quando non eri qui a scrivere dei bei ricordi aspettando di vivere altri bei ricordi in un loop tanto drammatico quanto questo:


                              

La bevanda non è affatto sgradevole al gusto, il sapore è dolciastro ma preserva delle note gradevoli e non eccessivamente marcate che aleggeranno sul palato per i due minuti successivi alla degustazione. Il succo è di  per sé abbastanza denso, ed il colore è di un bianco lattigginoso, simile al colore del succo di banana. Mai bevuto? Beh, sicuramente Ven...mobbasta però eh. 



Il packaging, ossia la lattina, è tanto spartano quato poco invitante: enormi pezzi di guava fluttuano in un campo bianco, in cui l'unica nota di colore sono le scritte blu le quali mi informano che il prodotto contiene minimo minimo un 35% di succo. E il resto? Eh, meglio non sapere.
Sui lati troviamo delle fasce blu con su scritto "Best" in arancione acceso, seguito da logo e probabilmente traduzione in arabo. 
Non proprio il modo migliore per farsi comprare. Però fa tanto Berlino Est.
"Aufstanden aus Ruinen
und der Zukunft zugewandt, 
laßt uns Dir zum Guten dienen, 
Deutschland, einig Vaterland." 
"Eh?"
"Niente, taci e cammina. Forte. Che il treno a noi non fa sconti" .

                                     
  





Voto: